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8 aprile 2013 / Mix

Dominio

Una volta l’anno mi si para dinnanzi un dilemma. Lo scatena una mail il cui testo, tolti i fronzoli, recita: se vuoi continuare ad avere il tuo blog ci devi dei soldi. Che messa giù così suona (metteteci un accento russo) una minacciosa richiesta di riscatto, parole uscite dalla bocca di un malavitoso che fa il ritiro mensile del pizzo.

Il dilemma è: vale la pena spendere quei soldi per mantenere un blog in cui si scrive così poco e che quasi nessuno legge?

La risposta ovviamente è no.

Però pago lo stesso perché ho paura.

14 marzo 2013 / Mix

3e14

Il bello del pi greco è che non è invadente. Se dovete disegnare un cerchio, infatti, non si presenta lì da voi con altezzosa aria da costante matematica. Rimane in disparte, silenzioso, a macinare cifre decimali, in attesa che chiudiate il cerchio. Se non lo chiudete, lui prende e se ne va, verso altri circoli, spensierato. Se invece il cerchio si chiude, lui ci si butta dentro, da vero irrazionale, e cade giù, con quell’infinita coda di decimali che lo segue e che, nel caso ne aveste bisogno, potrete sempre utilizzare per ritirarlo su, in qualsiasi momento, prima che l’Universo finisca.

7 marzo 2013 / Mix

Incroci (un post che non ho capito tanto nemmeno io)

Il mio cane si chiama Bernardo. Fosse un San Bernardo, non sarebbe il bastardo che è. Abbaia continuamente, in do minore, e non ha alcun senso del ritmo, cosa che m’impedisce sempre di percuoterlo a dovere. Picchio, picchio, eppure resta un cane. La questione razziale è carta moschicida per i tanti Francesco d’Assisi falliti che incontro. Se fossi davvero circondato da santi sarei in paradiso, invece qui è tutto parco. Caga, Bernardo, dai! Ma è inutile accanirsi, ho un cane statico. Muoverlo a compassione è impossibile. Pure le spinte non hanno effetto, lui va dritto per la sua strada. Canuto com’è, cosa volete che capisca. Avrà pure il diritto di fare tutto a rovescio. Ritraggo il guinzaglio, ma il quadro della situazione non è dei migliori. Torniamo a casa. Giuro, la prossima volta a botte. E comunque, siamo così tanto nella merda che un poca di meno non ci fa caso nessuno.

27 febbraio 2013 / Mix

Sondaggio

I sondaggi sono una delle numerose invenzioni umane per cui si spera sempre di non entrare in contatto con una civiltà aliena, perché poi hai voglia a spiegare che non siamo proprio tutti scemi.
In pratica i sondaggi si fanno per capire come la pensano le persone a proposito di qualcosa. Mettiamo — ma è un caso — che questo qualcosa sia la politica. Ti telefonano, oppure ti fermano per strada, oppure ti leggono nel pensiero (no, in realtà non lo so come fanno, perché non solo non ho mai partecipato a un sondaggio — mai stato un campione, ecco — ma nemmeno conosco qualcuno che lo abbia mai fatto, il che rende tutto tremendamente misterioso, un po’ come il Superenalotto o Vheissu), e insomma ti chiedono tu come la vedi, tu cosa voti. Rispondi, loro se lo segnano, e passano a quello dopo di te, e via così, finché non ne hanno ascoltati abbastanza da dire “La gente la pensa così e così”. Bene.
Solo che le persone, come ha sempre sostenuto Dottor House (il quale, in quanto personaggio di finzione di un telefilm di successo di cui era protagonista, ha tutta l’autorità per far pesare la sua opinione in proposito), mentono continuamente: al proprio coniuge, ai figli, agli amici, agli amanti, allo Stato, a se stesse, ai controllori, agli sconosciuti incontrati per strada. Figuratevi se non mentono a un sondaggista che gli rompe le palle.
E invece, ammettiamo pure che le persone non mentano; facciamo quest’ipotesi fantascientifica, tanto non costa niente. Se tutti dicono la verità, il risultato del sondaggio, entro certi limiti stabiliti dalla statistica, sarà una rappresentazione abbastanza fedele della realtà.
Questo finché i sondaggi non vengono pubblicati. I sondaggi infatti rappresentano un’informazione ulteriore che incide sulla scelta delle persone. Perciò, nel momento esatto in cui il sondaggio viene pubblicato, ciò che intende rappresentare cambia aspetto, e il sondaggio stesso diventa inutile. Un cortocircuito, a farla breve.
A questo punto vi chiederete: ma allora, per quale diavolo di motivo si continua a spendere denaro per i sondaggi? E la risposta è: perché se unite la componente della menzogna e la componente del cortocircuito, i sondaggi funzionano.
Secondo voi, quest’ultima affermazione è:
1. Vera
2. Inventata
3. Non so/Non dico.
Grazie per aver partecipato.

25 febbraio 2013 / Mix

Come vincere le elezioni (non subito subito)

Non sono una cima né come analista politico né come analista sociale, e nemmeno come analista tecnologico, però, a dirla tutta, a me pare piuttosto naturale che, dopo vent’anni di successo politico basato sul mezzo televisivo, se ne verifichi un altro basato su internet.

Allora, forse, al di là del programma politico proposto, conta il mezzo con cui lo si comunica. E si può anche pensare a un programma politico che contenga un solo punto, in cui c’è scritto quale canale si userà per diffonderlo e niente più. E sarebbe sufficiente per vincere le elezioni.

Perciò non è poi così assurdo immaginare che, a essere lungimiranti, già oggi ci si potrebbe mettere a tavolino per organizzare il prossimo grande successo elettorale, quello che si verificherà fra circa vent’anni, quando internet puzzerà di vecchio, di passato. Tutto sta ad azzeccare il mezzo.

O forse la faccio troppo facile.

18 febbraio 2013 / Mix

Perché un tostapane è meglio di un partito politico

Se vado in un negozio di elettrodomestici e chiedo un tostapane, me ne mostrano alcuni modelli con caratteristiche e prezzi diversi. Faccio le mie valutazioni, ne compro uno e me lo porto a casa. A quel punto ho una settimana di tempo per ripensarci. Può non abbinarsi bene al colore della cucina, possono regalarmene uno il giorno dopo, posso fare 6 al Superenalotto e quindi non cucinare mai più per tutta la vita, nemmeno un misero toast. Di motivi per avvalersi del diritto di recesso ne esistono tanti. C’è chi è malato, di diritto di recesso. Compra le cose per riportarle, non le spacchetta nemmeno. Stanno studiando una cura, ma ci vorrà tempo.
Inoltre, quando compro un tostapane, mi danno anche la garanzia. Cioè, se nei prossimi due anni il tostapane smette di funzionare per motivi che non dipendono dalla mia negligenza (non lo metto nel forno acceso per far prima, non mi preparo dei toast sotto la doccia, non ci asciugo i guanti dopo aver fatto a pallate di neve), me lo sostituiscono oppure me lo aggiustano gratis. Per un po’, mentre è in assistenza, non potrò fare toast. A meno che non mi diano un tostapane sostitutivo (difficile).
Se vado ai seggi e chiedo di votare, al massimo mi spiegano come si fa. Il cosa votare devo averlo già in mente. Se chiedo le caratteristiche dei partiti non me le dicono. Non le sanno, probabilmente. Non sono tenuti a saperle. Faccio (prima) le mie valutazioni e voto un certo partito. A questo punto le possibilità sono le seguenti: il partito non va al potere, il partito va al potere ma non ha le caratteristiche dichiarate, il partito va al potere e ha le caratteristiche dichiarate.
Se il partito che ho votato non va al potere, è come se al negozio scegliessi un modello di tostapane, poi però mi costringessero a comprarne un altro. Mi ritroverò in casa un tostapane che non voglio, che non ha le caratteristiche di cui ho bisogno, e non potrò riportarlo indietro. Me lo terrò finché non smette di funzionare. In più, se si rompe prima del tempo probabilmente cercheranno di aggiustarlo anche contro la mia volontà.
Se il partito che ho votato va al potere ma non ha le caratteristiche dichiarate, mi porto a casa il mio bel tostapane, e per un po’ non mi accorgo di niente. Prima o poi però il tostapane subirà una mutazione: nel funzionamento, nell’estetica, nella posizione, nei materiali. Il processo avverrà in tempi e modi molto diversi da tostapane a tostapane. Non avverrà mai entro i limiti del diritto di recesso, che comunque non è previsto. Fatto sta che a un certo punto il tostapane sarà irriconoscibile. I malfunzionamenti possibili sono troppi per poterli elencare. Il più comune è questo: il tostapane inizierà a mangiarsi i toast che prepara. Poi inizierà a mangiare anche quello che non prepara lui. In breve mangerà tutto quello che ho di commestibile in casa. Alla fine passerà ai generi non alimentari, compresa la garanzia. Che comunque è invalidata dal fatto che il tostapane che ho in casa non è più quello che ho acquistato.
Se invece il partito che ho votato va al potere e fa quello che voglio e come lo voglio, allora sono quello che costruisce i toastapane.

17 gennaio 2013 / Mix

Il macroscopio

Hanno inventato il macroscopio. C’erano il telescopio, per vedere lontano, e il microscopio, per vedere il piccolo. Adesso c’è anche il macroscopio, per vedere normale. Nel senso che ve lo mettete davanti agli occhi e ci andate in giro, ci fate quello che fate sempre, ci vedete quello che vedreste comunque. A me per vedere quello che vedo – direte voi – bastano gli occhi: cosa ci devo fare con un aggeggio simile?
Un aggeggio simile – vi rispondo io – non vi cambia la vista, vi cambia la visuale. Vedrete gli stessi oggetti, le stesse persone, gli stessi paesaggi, però col macroscopio li vedrete meglio, non in termini di diottrie o di oculistica, ma nel senso intellettivo. Il macroscopio vi schiarirà la mente, vi mostrerà la realtà senza quelle macchie concettuali che nel tempo vi sono cresciute lungo il nervo ottico, offuscandovi la percezione. Vedrete le cose come sono e come stanno, senza filtri; il vero e il bello, il giusto.
Le aberrazioni mentali, i costrutti artificiosi, le impalcature concettuali che vi stanno davanti agli occhi perché le avete lasciate lì da quella volta e nessuno è mai passato a rimuoverle, gli atteggiamenti acritici, le verità che vi hanno raccontato, i dogmi che vi hanno imposto, col macroscopio saranno tutti spazzati via. E le cose che nemmeno guardavate più, perché eravate convinti di conoscerle a memoria, scoprirete che hanno altre infinite prospettive da scoprire. E vedrete il mondo com’è. Più semplice e più complesso allo stesso tempo. Di certo non noioso.

Un’avvertenza. All’inizio il macroscopio può darvi un po’ di disorientamento. Comunque passa in fretta.