Kuhniano
Gli scienziati bisogna proprio che si aggiornino. Lo devono capire, che non siamo più nel 1600, ai tempi di Stevino, quando il mondo era piccolo e pieno di contenitori molto vicini fra loro, e allora sì che ci voleva un attimo a metterli in comunicazione, e tener sempre tutta l’acqua allo stesso livello.
Il mondo è cambiato, sono passati quattro secoli, ci sono nuove esigenze, si può mica star sempre lì a mettere in comunicazione tutti i vasi di cui abbiamo bisogno, si può mica ragionare sempre nei limiti di un tubo che connette secchi, silos, termos e compagnia bella. Nell’epoca delle reti, ormai, sa di ridicolo.
È necessario un cambiamento di paradigma, una rivoluzione scientifica localizzata, che apra l’idrostatica a nuovi e fecondi orizzonti, perché dalle ceneri di questa disciplina snobbata anche dagli idraulici nasca un’area di studi e tecnologica al passo coi tempi, la teleidrodinamica. E il primo passo, in tale direzione, è l’evoluzione del principio dei vasi comunicanti in principio dei vasi comunicanti senza fili (WCV, Wireless Communicating Vessels).
Perché finisca l’epoca del dare l’acqua alle piante una pianta alla volta, o del dover andare a bancone per farsi riempire il bicchiere, o dal benzinaio per fare rifornimento (basta col paradosso del consumare benzina per andare a fare benzina! basta!), perché finisca l’epoca della gente che muore di sete nei paesi poveri, mentre noi qui siam a fare i gavettoni, per questi e molti altri motivi, il principio dei vasi comunicanti wireless deve essere quanto prima teorizzato, modellizzato, testato, verificato, confermato, approvato e divulgato. E applicato ovunque.
E poi, casomai, si penserà alla teoria delle stringhe.




Attendo il post lakatosiano
Appena butto giù un programma di ricerca.