Meteorologio
Non si può pretendere più di tanto dalla meteorologia. Le variabili sono tante, i sistemi sono non lineari, la rete di rilevamento non capillare quanto dovrebbe: per quanto i modelli siano costantemente aggiornati e affinati, non ce la fanno a star dietro alla realtà, altrimenti si chiamerebbero realtà, e non modelli. In più, l’andamento climatico degli ultimi anni sembra il frutto del generatore pseudo-casuale di una slot-machine di un casinò di Las Vegas. Anzi, nel mondo iperconnesso in cui viviamo, nulla vieta che il meteo sia effettivamente il frutto di quel generatore pseudo-casuale, ma non aspettatevi che piovano monetine, prima o poi. Se avete una buona memoria, casomai, provate col blackjack.
Per quanto riguarda le previsioni, la soglia di credibilità è affare strettamente privato, e il più delle volte emotivo, invece che razionale. C’è chi ha piena fiducia nelle previsioni fino a una settimana di distanza, e la domenica sera fa già programmi e prenota per il prossimo fine settimana, e chi si muove in un range molto più ristretto, 35-40 minuti, e programma ben poco, navigando a vista come qualsiasi buon vecchio lupo di mare che non approda mai in alcun porto, per lo più perché trova sempre tutto occupato, a parte qualche fortunoso last second.
Esclusi quei periodi in cui domina palesemente un sempre più raro meteo old style (caldo d’estate, freddo d’inverno, mezza via per le altre stagioni), durante i quali i meccanismi climatici classici tipo gli anticicloni sono in grande spolvero, oliati, ingrassati e funzionanti avanti tutta, e allora sì che potete prenotare da una settimana all’altra, nella maggior parte dei casi una soglia di credibitlià ragionevole è dell’ordine dei 3 giorni. A qualcuno potrà sembrare poco, eppure c’è una grande onestà, in questa cifra previsionale, c’è una profonda saggezza, un savio e realistico equilibrio tra il caso e la necessità, tra l’esigenza del tour operator e la botta di culo.
Poi ci sono quei periodi in cui non c’è modello che tenga, non c’è supercomputer con sufficiente potenza di calcolo, non basterebbe una stazione meteo ogni 5 metri, e il cielo va avanti a continui lanci di dadi, nell’apoteosi della definizione di “meteo variabile”. In situazioni del genere dare anche solo un’occhiata alle previsioni è una completa perdita di tempo, perché è facile notare come siano le stesse, fisse, da due settimane, come se l’atmosfera avesse smesso qualsiasi dinamica, congelata, intrappolata in un’impossibile fissità nel passato. Ovviamente non è così, però tanto vale, visto che l’alternativa è inventarsela, la previsione, e se uno può evitarsi lo sforzo creativo, lo evita, e opta per lo status quo.
Molto più interessante, nei periodi di assoluta variabilità, è star dietro ai quadri della situazione meteo. Fateci caso. Appena smette di piovere, andate sui vari siti meteo, e controllate quanto tempo passa prima dell’aggiornamento da pioggia a nuvoloso. Toglietevi dalla testa rilevamenti, sensori, elettronica, elaborazioni ecc. C’è uno alla finestra che aggiorna il meteo in corso, niente di più. E il tempo che trascorre, sul sito, dalla nuvola gocciolante alla nuvola secca, è la soglia di credibilità del tizio che sta lì con gli occhi al cielo e le dita sulla tastiera.


Mi serve supporto etimologico:
1) mete(o)-orologio = strumento per la misurazione della durata del tempo atmosferico (e, malandrini, ci giochiamo la carta del doppio significato del vocabolo “tempo”);
oppure
2) meteoro-logio = trattatello/libercolo sulle flatulenze
?
Credo c’entri comunque la pressione, no?
Certo: dal basso verso l’alto (spostando il proprio sguardo) oppure dall’interno verso l’esterno (spostando i propri gas). Un nuovo tag “fintetimologia” sarebbe per un pubblico troppo ristretto?
C’è fintaletteratura che lo comprende, se mi faccio prendere dalla febbre classificatoria è finita. (“pubblico troppo ristretto” è una definizione priva di senso, su questo blog :D)